Epic & Ethics. Il NIE e le responsabilità della letteratura
1. Introduzione
Nelle varie versioni del Memorandum che Wu Ming 1 ha dedicato al «New Italian Epic»,[1] il tessuto connettivo della costellazione di opere e tendenze indicate con questo termine viene individuato soprattutto in una comune attitudine etica. Ciò che consente di considerare il New Italian Epic come un cluster più o meno consistente di opere letterarie sarebbe per l’appunto un «forte senso di responsabilità»,[2] che si esprime soprattutto nella volontà di considerare la letteratura come un’attività in cui va privilegiato il «serio» e il «giusto» (sono termini utilizzati in varie occasioni nel corso del Memorandum). In questo contributo ci si concentrerà proprio sul modo in cui viene descritto e contestualizzato l’orientamento etico del New Italian Epic; in particolare verranno esaminati successivamente (1) i rapporti fra la dimensione etica del NIE e le definizioni delle varie caratteristiche del NIE in termini semiotici e istituzionali, (2) i rapporti fra le istanze etiche del NIE e la sua collocazione spazio-temporale, e, infine, (3) il ruolo cruciale dell’allegoria (e di concetti affini) nei tentativi di collegare le varie caratteristiche del NIE.
2. It’s all a matter of epic
Se il repertorio di caratteristiche menzionate nelle varie definizioni della New Italian Epic è piuttosto vario e ampio, è comunque possibile far confluire buona parte dei tratti menzionati ad esempio nel corso del Memorandum 3.0. in una specie di profilo semiotico-narrativo ideale del NIE, che riguarda soprattutto (ma non soltanto) il sostantivo «epic», e in cui si combinano tratti contenutistici e espedienti narrativi, tecniche stilistiche e riferimenti relativi alla mappa dei generi letterari. Le opere NIE si contraddistinguerebbero ad esempio per il ricorso frequente a certi tipi d’intrecci, elaborati in opere dal largo respiro epico ed imperniati per lo più su vicende simili a quelle raccontate in epopee tradizionali (vi è questione appunto di «guerre, anabasi, viaggi iniziatici, lotte per la sopravvivenza»,[3] spesso in un contesto di conflitti più vasti o addirittura catastrofici). Notevole importanza viene data anche all’uso di certe tecniche rappresentative, fra le quali spicca soprattutto quello «sguardo obliquo» cui allude il titolo secondario del Memorandum (vd. Nota 1), e che nelle varie opere elencate si concretizza nell’adozione di punti di vista eccentrici, sorprendenti, stranianti, o che comunque scartano o sconvolgono ogni visione pacificamente antropocentrica della realtà contemporanea. A livello linguistico e stilistico, vi è questione di una tendenza alla «sovversione nascosta»[4] del linguaggio, nonché ad un lavoro sulla «connotazione»[5] delle parole; per la collocazione del NIE sulla mappa dei generi letterari si nota invece un ricorso a fenomeni piuttosto concreti, come i cospicui innesti d’ingredienti provenienti da generi paraletterari o comunque estranei ai canoni della letteratura ‘alta’,[6] la vistosa transmedialità e la creazione dei famosi «oggetti narrativi non-identificati» che eludono le divisioni invalse (o che spontaneamente – ma anche indebitamente – vengono considerate come tali) tra finzione e documentario.[7]
Le caratteristiche formali del NIE identificate nel corso del Memorandum (come lo segnala d’altronde lo stesso Wu Ming 1) non hanno sempre lo stesso statuto o lo stesso grado di specificità.
Alcuni tratti offrono punti d’appoggio piuttosto concreti. L’individuazione di un ‘respiro epico’ nelle opere NIE, pur non basandosi su un’interpretazione molto circostanziata dell’epica,[8] viene utilizzata per indicare alcune caratteristiche manifeste del NIE (caratteristiche alle quali il «nome di comodo»[9] New Italian Epic attribuisce comunque un peso notevole, vista la posizione centrale del termine Epic). Altre caratteristiche possono sembrare piuttosto generiche, ma vengono esemplifcate in modo molto convincente (e ciò è il caso, mi pare, della serie di tecniche prospettiche riunite sotto il termine «sguardo obliquo», e che non sono nient’affatto esclusive di opere NIE, ma di cui Wu Ming 1 adduce diversi esempi particolarmente probanti (termine per se stesso piuttosto generico, ma gli esempi addotti da Wu Ming sono piuttosto probanti). Altri tratti del NIE vengono invece definiti mediante formule e concetti di per sé suggestivi ma dalle maglie piuttosto larghe. È ovvio che il Memorandum si occupa di fenomeni e tendenze attuali, di cui anche la comprensione critica è ancora in fieri; perciò il tentativo d’inventoriare «immagini e riferimenti condivisi»[10] che consentono d’individuare orientamenti più o meno unitari nella narrativa degli ultimi quindici anni non è tanto un’operazione critica a posteriori o da un punto di vista comunque distante, ma ha anche, e forse prevalentemente – come viene d’altronde sottolineato nello stesso Memorandum 3.0 - un valore euristico, ermeneutico o addirittura performativo, dal momento che – cosi suona l’auspicio – la messa a fuoco di alcune caratteristiche del NIE potrà generare un «campo elettrostatico»[11] capace di attrarre anche altri fenomeni nell’orbita del NIE. Da questo punto di vista, il Memorandum e i vari interventi che vi gravitano attorno costituiscono un discorso dichiaratamente aperto e in progress. In siffatto contesto, è logico che alcune idee o formule proposte hanno un carattere piuttosto ipotetico: descrivere i rapporti fra epica e realismo in termini di «denotazione» e «connotazione» è un’idea certamente suggestiva e convincente, ma troppo poco specifica per contribuire ad una descrizione più circostanziata del NIE (e mi sembra fuorviante, in particolare per il cosiddetto – e tanto dibattuto – realismo del NIE, identificare il realismo con la «denotazione»).
Per valutare le implicazioni etiche dell’appena evocato profilo semiotico-narrativo, importa sottolineare prima di tutto come nel Memorandum ai tratti semiotici si affiancano caratteristiche che riguardano il funzionamento istituzionale delle opere NIE. In un certo senso è logico che sia così, poiché lo stesso termine «epica» orienta il discorso di primo acchito verso categorie attinenti ai generi letterari, ed uno dei modi più efficaci per definire le caratteristiche e le trasformazioni di generi e sottogeneri letterari consiste nell’associare un repertorio di caratteristiche formali ad un insieme di regole e contesti istituzionali. Nel Memorandum vengono segnalati alcuni nessi fra forme testuali e le nuove modalità di comunicazione, di diffusione e d’istituzionalizzazione letteraria; in particolare nel paragrafo 5.7. del Memorandum, dedicato a Comunità e transmedialità viene segnalata la rilevanza di evoluzioni in questo senso per il NIE,[12] un’evoluzione di cui la «disintermediazione» del dibattito sul NIE e in generale il modo di fare letteratura degli stessi Wu Ming costituiscono degli esempi manifesti).[13] Complessivamente, il Memorandum non affronta in modo sistematico i rapporti d’interazione e le implicazioni reciproche che collegano tratti formali e dinamiche istituzionali, anzi si ha l’impressione che caratteristiche istituzionali e tratti semiotici vengano elencati e combinati in modi a volte un po’ indiscriminati. Non è forse esagerato parlare di un’occasione mancata, poiché proprio sul terreno dell’intreccio e dell’interazione tra forme testuali e funzionamento istituzionale, fra trasformazione della testualità e nuove modalità contestuali si sarebbero forse potute trovare indicazioni per un’immagine meno ‘nebbiosa’del NIE, più saldamente ancorata alle trasformazioni istituzionali in atto nel campo letterario, in cui tutto ciò che va ‘oltre’ il libro acquisisce una maggiore visibilità. Perché non considerare ad esempio (è solo un suggerimento fra tanti) il rapporto fra la maggiore visibilità della dimensione ‘comunitaria’ della narrativa e la serialità di alcuni generi narrativi (letterari e non) sfruttati da opere associate al NIE, dal giallo (nelle sue varie manifestazioni e metamorfosi) a certi fumetti agli intrecci di taglio epico, contraddistinti da una struttura ripetitiva o un’organizzazione in ‘cicli’ di vicende o episodi?
Che il NIE venga rappresentato come una costellazione piuttosto eterogenea di fenomeni e tecniche si ripercuote poi anche sulla definizione della sua dimensione etica, indicata con formule generiche come un nuovo atteggiamento mentale, un nuovo sentimento (un «sentimiento nuevo», per l’appunto, come recita il titolo del secondo saggio di Wu Ming 1 della raccolta), un approccio più «giusto» e più «serio» della letteratura. Nel Memorandum non mancano illustrazioni (in diversi casi anche particolareggiate) di questo nuovo modo «giusto» di fare letteratura, ma nell’insieme si sorvola sopra la questione in che modo questo richiamo alla responsabilità si traduca concretamente in contenuti, forme e azioni. Più di una volta il lettore del Memorandum può avere la sensazione che l’impiego di certi espedienti narrativi, rappresentativi e stilistici generi in modo quasi automatico certi effetti di responsabilizzazione etica, per l’autore come per il lettore. È difficile sottrarsi all’impressione che i singoli casi vengano chiamati ad inquadrarsi in (e a comprovare la validità di) una prospettiva d’insieme ambiziosamente ‘epocale’ ma dalle maglie troppo larghe, e che per camuffare le differenze fra le singole istanze discusse nel Memorandum sia indispensabile ricorrere ad una formula d’insieme alquanto generica, come sono generiche le indicazioni «new» e «Italian».
3. New & Italian: un’epica epocale
La collocazione spazio-temporale del NIE avviene attraverso due aggettivi, di cui il primo («New») è di carattere generale, mentre il secondo («Italian»), offre una circoscrizione non soltanto geografica ma anche storica, dal momento che stabilisce un rapporto privilegiato fra l’affermarsi di una vena epica nella narrativa contemporanea e un ciclo di vicende storico-politiche che in sé trascende il contesto italiano, ma di cui vengono considerati i risvolti specificamente italiani (lo «smottamento politico del 1993», considerato come «conseguenza domestica del crollo del “socialismo reale”»).[14] Per quel che riguarda l’urgenza etica sottesa al NIE, l’adozione del 1993 come termine a quo, in combinazione con l’identificazione di alcuni avvenimenti fatidici (la Iugoslavia, il G8, 9/11 e l’invasione in Iraq – episodi trattati come icone di alcune tendenze politiche e culturali dell’ultimo quindicennio), suggerisce che vi sia un collegamento causale fra una data congiuntura storico-politica e i modi di concepire la responsabilità dello scrittore. L’identificazione del NIE sembra così basarsi su punti di riferimenti politici, e ciò può suscitare una serie di questioni, in particolare perché (come ha sintetizzato Tiziano Scarpa nella sua reazione al Memorandum 3.0)[15] la periodizzazione nel Memorandum sembra proporre un’interpretazione storicistica in cui il discorso letterario è fortemente eteronomo rispetto alla congiuntura storico-politica. Invece, come si vedrà nella terza parte di questo contributo, la periodizzazione proposta nel Memorandum, in combinazione con il ricorso al concetto d’allegoria, si può considerare anche come una griglia di lettura destinata a mettere alla prova le possibilità d’interazione fra senso del testo e senso del mondo (un senso del mondo riassunto in immagini icastiche, che il più delle volte riguardano il crollo – vero o metaforico – di qualcosa: un muro, una Repubblica, due torri).
L’aggettivo «new», nel suo generico richiamo ad una qualche forma di discontinuità, conferma, almeno in apparenza, l’idea che il NIE vada inteso come una nebulosa, una costellazione aperta e sciolta di fenomeni rappresentativi (o responsabili) di una serie di rinnovamenti nel sistema letterario; proprio questo richiamo a prima vista alquanto vago alla ‘novità’ del NIE si concretizza poi in una serie di riferimenti puntuali e polemici. Come viene ribadito a più riprese nel Memorandum, l’Italian Epic può fregiarsi della qualifica «new» soprattutto perché costituisce una forte rottura rispetto ad un modo ‘postmoderno’ di concepire la letteratura e la cultura in generale. Che l’ironia gratuita e vacua del postmoderno sia stata soppiantata da un atteggiamento diverso viene poi giustificato in ultima istanza dai punti di riferimento politico-culturali di cui sopra, e in particolare dal crollo della ingenua quanto illusoria fiducia nel modello culturale ed economico occidentale (e in questo contesto una certa cultura postmoderna – «da quattro soldi» – si potrebbe considerare quasi come un’arte di regime) e dalla successiva presa di coscienza di prospettive più conflittuali e addirittura catastrofiche, materializzatesi poi nell’11 settembre 2001 (una data che per la definizione del NIE risulta in fondo ben più importante del terminus a quo 1993).[16]
In diversi passi del saggio, dal tono apertamente polemico (è in passi come questi che si manifesta quel «tentativo di coniugare poetica in atto e storia della letteratura» che Alberto Casadei ha visto come uno dei nuclei generatori del Memorandum[17] il NIE è rappresentato come un fenomeno letterario diametralmente contrapposto alla letteratura postmoderna. L’autore del Memorandum non lesina parole per sferrare un attacco frontale contro il postmoderno, e non perde occasione per far vedere come il NIE rovesci sistematicamente, quasi punto per punto, posizioni e implicazioni ascritte al postmoderno. Il NIE contrapporrebbe al gusto postmoderno di una «playfulness» a tutto campo una rinnovata «fiducia nella parola», e nella possibilità di ricaricarla di significati concreti, sostituendo all’ironia gratuita e sterile una volontà di scrivere in modo «serio» e «giusto». Il postmoderno, con la sua predilezione per il gioco, non soltanto rinuncerebbe a qualsiasi atteggiamento serio, ma la sua inclinazione alla passiva artificiosità avrebbe provocato addirittura una autentica stagflazione della parola letteraria, che nei circoli viziosi della metaletterarietà si era andata chiudendo su se stessa fino a perdere ogni consistenza.[18]
In questi passi risalta una tendenza a qualificare (o squalificare) la letteratura postmoderna come una vera e propria deviazione, poiché si allontanerebbe da quello che sembra il destino normale e naturale della parola letteraria. Rispetto a questa ‘deviazione’, il NIE non può non presentarsi alla ribalta come il ripristino della funzione ‘normale’ della parola letteraria a veicolare sensi e contenuti concreti, una concretezza atta a garantire il recupero di un interesse positivo per il reale. In poche parole, la coscienza etica associata al NIE risulta determinata da una duplice operazione di ‘naturalizzazione’ della parola letteraria e dell’atteggiamento etico che vi si associa. La parola letteraria risuona nel reale e si orienta in modo del tutto spontaneo verso la concretezza, per cui l’‘aver qualcosa da dire’ va considerato come una caratteristica inalienabile della letteratura nonché come la base della sua comunicabilità; a questa disponibilità della parola a parlare del mondo si abbina un atteggiamento etico altrettanto scontato e naturale, alla portata di tutti. Tale ‘naturalizzazione’ non va affatto presa per una mimesi fotografica o banalmente naturalistica, come illustrano d’altronde gli esempi discussi nel Memorandum, ed è stata giustamente messa in luce, non solo da Wu Ming 1, la natura complessa e tutt’altro che superficiale del «realismo» del NIE. Se comunque sono potuti sorgere malintesi in questo senso, ciò è dovuto forse non solo alla mauvaise foi di qualche critico, ma anche alle descrizioni a volte un po’ sbrigative e un po’ volontaristiche dei modi in cui funzionerebbe l’interazione fra le opere epico-popular e la riflessione sulla realtà contemporanea.
Poste queste premesse, le sorti di un postmoderno percepito come il culmine di gratuità e autosufficienza sono segnate sin dall’inizio. Per la sua dedizione ad artifici vacui e chiassosi, per il rifiuto di assumere la funzione referenziale della parola letteraria, lo scrittore postmoderno non può non essere tacciato d’irresponsabilità. Cieco, sordo e muto, egli ha volontariamente (forse perché ingenuo, desideroso di essere à la page, o forse perché è maligno e perverso) abdicato alla parola carica di senso, bref, a tutto quello che nella letteratura può esserci di serio e di giusto.
Ovviamente attribuire a Wu Ming 1 qualsiasi intenzione di voler ‘naturalizzare’ la funzione referenziale della parola letteraria e la responsabilità che ne consegue sarebbe un’esagerazione grossolana, ma certamente non è esagerato definire parziale e caricaturale la rappresentazione che nel Memorandum viene offerta del postmoderno.[19]
Che in alcuni scrittori comunemente considerati come postmoderni la tendenza a «buttarla in vacca» sia stata sistematica (e alla fin fine anche fastidiosa ed irritante) sarà pur vero, che a certe poetiche postmoderne siano associate pratiche artistiche particolarmente chiassose o istrioniche lo sarà altrettanto, ma ridurre il postmoderno soltanto a questo significa negare la varietà, la complessità e, aggiungiamolo subito, la contraddittorietà dei fenomeni artistici e culturali ai quali è stato associato, in un modo o nell’altro, il postmoderno. Vedere nel postmodernismo una mera «apologia dell’assenza di qualunque senso», identificare il postmoderno sic et simpliciter con la celebrazione gratuita di artifici ed orpelli di vario genere è un’operazione riduttiva che offusca e nega completamente le implicazioni critiche ed etiche insite in molti progetti filosofici o pratiche artistiche postmoderne.[20] Sono progetti e pratiche le cui critiche, posizioni, risultati si possono poi condividere o meno, ma non si può negare che ci sia ogni tanto un briciolo di ‘serietà’. Per fare un esempio altrettanto caricaturale (ma nel senso opposto), sposare le idee di Habermas non implica automaticamente scartare il pensiero di Jean-François Lyotard come una pseudofilosofia istrionica.
Alla luce di una tale immagine riduttiva e caricaturale del postmoderno, non si possono non considerare come delle ‘eccezioni’ alcuni fra i più quotati scrittori degli ultimi decenni, comunemente (e sfortunatamente) considerati come postmoderni – scrittori, poi, le cui opere presentano connessioni più che manifeste con quelle del NIE e che hanno affrontato, e in modo particolarmente assiduo, serio e giusto, interrogativi collegati ai modi in cui la parola letteraria può (o non può) risuonare nel reale.[21] A questo punto si vede anche come l’immagine caricaturale di un postmoderno ridotto alla gratuita e giocosa abolizione di ogni senso (un’accusa che d’altronde si è sentita quasi sin dal primo momento in cui si è cominciato a discutere di postmoderno) rischia poi anche di ritorcersi contro la stessa analisi del NIE, poiché impedirebbe ad esempio di affrontare a visiera aperta gli eventuali rapporti tra il NIE e (horresco referens) certe pratiche letterarie ed estetiche che non a torto si potrebbero considerare come squisitamente postmoderne. Detto altrimenti, una rappresentazione semplificatrice del postmoderno rischia di far apparire come semplificatore anche lo stesso discorso sul NIE, almeno sul punto della sua collocazione storico-letteraria.
Sia chiaro che con queste considerazioni non si sta spezzando una lancia per mantenere a tutti i costi il termine «postmoderno», né tantomeno per fare l’apologia del postmoderno; s’intende solo evidenziare il rischio che un’immagine selettiva e riduttiva del postmoderno possa pregiudicare una comprensione equilibrata del NIE. E l’equazione ‘postmoderno = ironia gratuita’ è selettiva e riduttiva, come lo è anche l’equazione ‘neorealismo = vuota convenzione’, criticata – giustamente – da Girolamo De Michele in un intervento su Carmillaonline, «Neorealismo» ed epica (con argomenti che, per quel che mi riguarda, sono pienamente condivisibili).[22]
4. Allegorie di naufragi: etica e allegoria
Se, come è stato affermato all’inizio di questo contributo, nel Memorandum i collegamenti fra i tratti formali attribuiti al NIE e la loro dimensione istituzionale vengono trattati in modo forse troppo sbrigativo, Wu Ming 1 si sofferma invece con una certa enfasi, in particolare tramite il ricorso a concetti come allegoria, allegoritmo e mitologema, sui modi in cui le opere del NIE stabiliscono collegamenti fra testo e contesto, o più precisamente, sui modi in cui il lettore è suscettibile di essere orientato verso interpretazioni collegate al mondo in cui vive. Le osservazioni sulle potenzialità allegoriche delle varie opere passate in rassegna sono brani fra i più suggestivi del Memorandum, che suscitano riflessioni ed interrogativi di carattere più generale (affrontati in numerosi interventi consultabili ora via Carmillaonline).[23] Un fatto che colpisce in modo particolare è la stretta interazione (e interdipendenza) fra le interpretazioni allegoriche dei singoli testi e l’interpretazione storico-culturale di portata più generale del NIE. La lettura allegorica di un romanzo concreto (o, nell’ipotesi contraria, il rifiuto di una lettura allegorica) produce non soltanto un’interpretazione critica della realtà contemporanea, ma si collega pure a letture allegoriche con un orientamento analogo. Per via di questa natura seriale dell’allegoresi delle opere NIE è lecito parlare di una specie di sdoppiamento dell’allegoria, che si situa sia a livello della lettura delle singole opere che ad un livello più generale. Il fatto stesso che le opere del NIE producano sensi allegorici palesemente orientati verso uno sguardo critico del mondo diventa un fenomeno carico di potenzialità allegoriche, ma a un livello di portata più ampia, in cui si associano riflessioni metaletterarie e interpretazioni storico-culturali di stampo epocale. Questo livello allegorico di portata generale riguarda non solo l’evocazione narrativa delle trasformazioni in atto nel mondo contemporaneo, ma anche lo stesso modo di considerare i rapporti fra un testo narrativo e il mondo. L’identificazione, nelle opere epico-popular, di sensi allegorici che riguardano il mondo di oggi, l’attribuzione di significati allegorici ai singoli espedienti narrativi impiegati nel NIE (lo sguardo obliquo, il lavoro sulle connotazioni, la creazione di magnitudo, ecc.)[24] si possono considerare sia come espressioni di una concreta visione sulla realtà contemporanea che come illustrazioni di un certo modo di utilizzare la letteratura per articolare tale visione della realtà.
Se, come si è affermato all’inizio di questo contributo, è arduo definire la specificità del NIE soltanto in base a caratteristiche semiotiche (molte delle quali si possono trovare – ancorché a volte in combinazioni o dosaggi diversi – anche in opere o correnti anteriori ai limiti cronologici indicati nel Memorandum), e se – come è stato osservato,[25] e come si può dedurre anche da quanto scritto nel Memorandum – il collegamento allegorico fra senso del testo e senso del mondo è una caratteristica quasi universale della letteratura, sembra invece possibile individuare la specificità del NIE in questa interazione fra allegorie specifiche (collegate a singole opere) e istanze allegoriche di secondo livello, imperniate su un bisogno impellente di collegamenti allegorici forti e vistosi fra opere e contesti sociali, politici, culturali e quant’altro. Il fenomeno del NIE così come viene identificato nel Memorandum sembra avere come tessuto connettivo proprio questa matrice allegorica generale di una «urgenza etica» che accomuna testo e contesto: nel circoscrivere il NIE, non si producono soltanto allegorie di naufragi, ma anche un’allegoria della stessa possibilità (o necessità) di proporre al lettore queste allegorie di naufragi. E alcuni fra i fenomeni ed esempi che nel Memorandum occupano una posizione chiave, si contraddistinguono proprio per la tendenza a mettere in luce e a tematizzare le stesse potenzialità allegoriche (comprese le loro implicazioni etiche) degli espedienti narrativi utilizzati. L’ibridizzazione sia endoletteraria che esoletteraria[26] insita negli «oggetti narrativi non identificati» punta in questa direzione, come anche la manipolazione del romanzo di genere, in particolare attraverso l’uso di forme, sottogeneri o versioni i cui ‘effetti di reale’ (che spesso sono saldamente collegati alla storia del genere) vengono non soltanto riattivati ma anche esibiti e sfruttati (non a caso fra le opere NIE si annoverano molti gialli storici, regionali o per così dire ‘antropologici’);[27] procedimenti, questi, in cui si osserva quella tensione tra pulsione referenziale e opacità della forma che Paul Ricoeur individua come caratteristica precipua della dimensione rappresentativa e letteraria della storiografia,[28] una tensione che in opere epico-popular non è soltanto presente, ma risulta addirittura tematizzata ed apertamente esibita. La transmedialità di molte opere NIE si può d’altronde considerare come un ulteriore banco di prova per l’interazione fra opera e lettura, fra repertorio narrativo e potenzialità allegoriche.
Fra le singole letture allegoriche e l’allegoresi di portata generale, in cui si associano dimensione metaletteraria e interpretazione epocale, c’è una notevole interdipendenza, che assume l’aspetto di un vero e proprio circolo ermeneutico (e che consente anche, come si è già suggerito, di trattare la periodizzazione proposta nel Memorandum in un’ottica non deterministica). La presa di coscienza di vivere in un mondo sconvolto da catastrofi e cataclismi che infrangono l’illusione di un ordine pacifico è allo stesso tempo il frutto delle singole letture allegoriche e il loro fondamento. E ciò vale anche per il livello allegorico di portata generale, che riguarda l’interazione fra testo e mondo, la stanchezza per una letteratura sentita come troppo autosufficiente e il desiderio di una parola concreta che ne consegue: se da un lato questa allegoresi di portata epocale incrementa la sensibilità del lettore per le potenzialità allegoriche contenute nelle singole opere e orienta il lettore verso un approccio diverso del rapporto fra letteratura e mondo, dall’altro le singole opere, una volta lette alla luce di questa ottica allegorica allargata, confermano e giustificano a loro volta la validità e la rilevanza di un approccio diverso del rapporto fra letteratura e reale. Anche da questo punto di vista è chiaro che il tanto discusso «realismo» del NIE va inteso non come un fenomeno semiotico – descrivibile cioè tramite caratteristiche testuali concrete – bensì come una categoria ermeneutica: dal punto di vista del suo profilo semiotico e formale, il realismo delle opere NIE conta piuttosto ex negativo, come punto di partenza scartato e negato (la «denotazione» trasformata dalla «connotazione» epica, appunto), mentre dal punto di vista ermeneutico il realismo è un punto d’arrivo, attualizzazione e completamento della potenza figurale dei procedimenti epici, trasformazione del «narrare storie» in una «critica della storia».[29]
Sia chiaro che con una tale interpretazione del NIE non si intende suggerire che la specificità del fenomeno vada cercata soprattutto, o addirittura esclusivamente, dalla parte del contesto storico e della sua capacità d’innescare letture allegoriche, o che le caratteristiche narrative concrete delle opere appartenenti al NIE svolgano soltanto un ruolo secondario o scarsamente rilevante. Sembra più opportuno considerare il NIE come un fenomeno al punto d’intersezione fra poetica ed ermeneutica, in cui fra procedimenti narrativi, potenzialità allegoriche locali e allegoresi epocale si verificano rapporti d’illuminazione e di determinazione reciproca. È sulla falsariga di queste indicazioni generali che si può poi affrontare la questione di ciò che separa il NIE da certe istanze del postmoderno – come pure ciò che nel NIE vi è ancora di postmoderno (ma ovviamente non di quel postmoderno un po’ caricaturale di cui vi è questione nel Memorandum). È nella stessa direzione che si può anche vedere il discrimine fra la ‘voglia di concretezza’ e l’«urgenza etica» del NIE e altre istanze di engagement letterario, spesso associate ad un’interpretazione caricaturale del neorealismo cui si è già fatto riferimento, e cui si trova poi indebitamente associato il NIE. Il confluire delle singole attualizzazioni allegoriche in una lettura allegorica di portata generale, e la tendenza ad esplorare e ad esibire le stesse potenzialità attualizzanti dell’allegoresi costituiscono anche i presupposti per una circoscrizione forse più precisa della «responsabilità» e dell’«urgenza etica» del NIE – o perlomeno delle condizioni e delle modalità di questo approccio «responsabile» della letteratura e delle sue possibilità d’interagire con il senso del mondo.
[1] Il primo Memorandum 1993-2008 uscì nella primavera del 2008 (disponibile su Carmillaonline, www.carmillaonline.com/archives/2008/04/002612.html), seguito nel mese di settembre dello stesso anno dal Memorandum 2.0 (www.carmillaonline.com/archives/2008/09/002775.html), mentre la versione 3.0. (New Italian Epic 3.0. Memorandum 1993-2008, scritto da Wu Ming 1 e composto di tre saggi, New Italian Epic, Sentimiento nuevo e Noi dobbiamo essere i genitori) venne inclusa nel volume New Italian Epic. Letteratura, sguardo obliquo, ritorno al futuro, pubblicato nella collana «Stile libero» di Einaudi all’inizio del 2009.
[2] Wu Ming, New Italian Epic. Letteratura, sguardo obliquo, ritorno al futuro, cit., p. ix.
[3] ivi, p. 14.
[4] Cfr. ivi, pp. 37-41; un approfondimento si trova in F. Poroli, «Sovversione sottile» della lingua e New Italian Epic. Appunti e proposte, pubblicato il 22 aprile 2009 su Carmillaonline
(www.carmillaonline.com/archives/2009/04/003019.html).
[5] «Il realismo [...] presuppone [...] un lavoro sulla denotazione, sui significati principali e condivisi. L’epica è invece legata alla connotazione: è il risultato di un lavoro sul tono, sui sensi figurati, sugli attributi affettivi delle parole, sul vasto e multiforme riverberare dei significati, tutti i significati del racconto» (Wu Mung 1, New Italian Epic 3.0, pp. 68-69).
[6] Cfr. ivi, pp. 11-12.
[7] Cfr. ivi, pp. 12-13 e pp. 90-94.
[8] Sull’uso del termine «epica» si veda M. Vito, Epica moderna e New italian Epic, pubblicato il 6 maggio 2009 su Carmillaonline (www.carmillaonline.com/archives/2009/05/003036.html).
[9] Wu Ming 2, Il dibattito sul New italian Epic: ricapitoliamo?, 16 giugno 2009, http://www.carmillaonline.com/archives/2009/06/003085.html.
[10] ivi, p. 96.
[11] ivi, p. 11.
[12] ivi, pp. 44-47.
[13] ivi, p. x.
[14] ivi, p. 79.
[15] T. Scarpa, L’epica-popular, gli anni Novanta, la parresìa, pubblicato il 2 marzo 2009 su «Il primo amore» (www.ilprimoamore.com/testo_1361.html).
[16] Come viene confermato poi nel già citato contributo di Wu Ming 2, Il dibattito sul New Italian Epic: ricapitoliamo?, www.carmillaonline.com/archives/2009/06/003085.html.
[17] A. Casadei, NIE: in cerca di un rapport attivo con la tradizione, pubblicato su «L’immaginazione», e uscito in anteprima su Carmillaonline (www.carmillaonline.com/archives/2009/02/002955.html).
[18] New Italian Epic 3.0., cit., pp. 23-24.
[19] Per una discussione delle varie definizioni del postmoderno e della loro diffusione in Italia, si veda M. Jansen, Il dibattito sul postmoderno in Italia. In bilico tra ambiguità e dialettica, Firenze, Franco Cesati Editore, 2002.
[20] Cfr. J. Burns, Fragments of Impegno. Interpretations of Commitment in Contemporary Italian Narrative 1980-2000, Leeds, Maney / Northern Universities Press, 2001, in particolare le osservazioni sul persistere di un atteggiamento di ‘responsabilità’ in diversi scrittori italiani considerati come postmoderni (pp. 181-190).
[21] Si veda l’«eccezione» di Don De Lillo c.s., in Wu Ming 1, New Italian Epic 3.0., cit., p. 66.
[22] G. De Michele, “Neorealismo” ed epica. Una risposta ai critici letterari (e agli altri), pubblicato 23 giugno 2008; www.carmillaonline.com/archives/2008/06/002676.html.
[23] Si veda ad es. G. De Michele, New Italian Epic e allegoria, pubblicato il 27 gennaio 2009; www.carmillaonline.com/archives/2009/01/002919.html.
[24] Per questi esempi si veda Wu Ming 1, New Italian Epic 3.0, le pp. 72-73.
[25] Cfr. T. Scarpa, L’epica-popular, gli anni Novanta, la parresìa, cit.
[26] Wu Ming 1, New Italian Epic 3.0., cit., p. 42.
[27] E l’elenco può essere allungato a piacere (si vedano ad esempio le ucronie e i giochi, ivi, pp. 34-37).
[28] Cfr. P. Ricoeur, La mémoire, l’histoire, l’oubli, Paris, Seuil, 2000, pp. 318-319 e pp. 361-364.
[29] G. De Michele, New Italian Epic e allegoria, cit.
